ZUCCHINE IN TECHNICOLOR

ZUCCHINE IN TECHNICOLOR

400 567 CUOCHI MA BUONI
fiori di zucchina, basilico, zucchine, ricette vegane, insalate, Luca Giovanni Pappalardo, Boombang Design

Dopo la morte di mio nonno Piero sulla porta della nostra casa apparve un bigliettino bianco con i bordini neri con su scritto qualcosa.
Io non avevo tanta coscienza di me. Ero piccolo e senza alcuna idea concreta di ciò che fosse la vita e la morte. Accadeva che un giorno quella persona c’era e che dal giorno dopo in poi non c’era più.
Tu la chiamavi quando di notte venivi catturato dai ragni degli incubi e quella persona non sarebbe mai più arrivata. Però avevi tutte le sue foto accanto al letto, sotto la grotta di pietra lavica della Madonnina di Lourdes.
C’era nonno Piero coi suoi capelli pettinati all’indietro, zia Maria mentre ipnotizza lucertole e galline, zia Lucia che rammenda la pelle della sua mano, zia Tanina che sembra avere delle fiamme al posto dei capelli, zio Concetto che fuma una sigaretta spenta, nonna Catalda che non so ancora chi diavolo sia.
Poi c’erano catenine di rosari fosforescenti con lumini perpetui che vibravano nel buio fosco della notte. La stanza nella quale dormivo era stata la stanza da letto dei miei nonni. Morto nonno Piero la nonna Concettina decise di andare a dormire sul divano del salotto, sfrattando me dal mio lettino a castello rosso e traballante.
La mia nuova stanza da letto era terrificante.
C’era un grandissimo armadio che aveva le ante tutte fatte di specchi. Ai lati del lettone c’erano due consolle con altrettanti specchi giganti e barocchi. Sulle consolle fatte di specchi c’erano suppellettili d’ogni sorta e certo misteriose fatte di cristallo trasparente. Al fianco del letto l’enorme grotta votiva e luttuosa.
Le maniglie dell’armadio erano di ottone, e a forma di palchi di cervo, appuntite e minacciose. Un grosso sacco nero che si muoveva col vento che passava come spiffero dalle crepe della finestra riposava inquieto sopra l’armadio. Io dormivo al centro del lettone, alto e solido come un altare. Quando scendeva la notte sentivo la nonna russare, io mi nascondevo sotto le lenzuola. La luce dei fuochi perpetui si rifletteva mille volte sulle superfici degli specchi della stanza. Lucine rosse che si moltiplicavano all’infinito terrorizzandomi senza tregua.
Un giorno di quelli mia nonna mi portò al cimitero. Aveva un mazzo di fiori in mano. Bellissimi fiori dall’odore putrido, come le rose pestate, fiori belli che andati, ma belli comunque. Arrivammo ai piedi di un palazzo altro almeno cinque piani.
Prendemmo l’ascensore e salimmo al terzo. Poi mi accorsi che non c’erano porte o scale o altro se non mille quadrati di pietra appesi alle pareti con le foto e i numeri e le luci e i fiori. Quelle erano le case dei morti. C’erano i morti dentro. Ci avvicinammo ad una pietra con la foto di mio nonno e lasciammo là quei fiori.
Mio dio quanto ho odiato quel gesto. I fiori ai morti? I fiori devono andare ai vivi.
La bellezza non può intaccare la morte ma viceversa si. Per questo i miei piatti coi fiori sono vitali e frenetici. Appartengono alla vita. Tornati a casa vidi il cartellino bianco coi bordini neri e capii. Chiesi a mia nonna un foglio e una penna e restai fuori dalla porta a copiare quelle lettere.
Guarda nonna ho imparato a scrivere il nostro cognome. Mia nonna prese il foglietto con le mie lettere sgangherate e rise. Piccolo pesciolino, quello non è il nostro cognome, hai solo scritto la parola “Lutto”.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:
2 zucchine da 100 gr
4 fiori di zucchina
1 lime
10 gr di zenzero fresco
10 ml di salsa teriyaki
10 ml di olio di sesamo

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