SULLE NUVOLE

SULLE NUVOLE

400 566 CUOCHI MA BUONI
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SULLE NUVOLE – VIA GARIGLIANO, 12 – 20159 MILANO

Nella mia vita il problema più grosso sono i bar. Così come credo anche per molti di voi. Entro così in un argomento che tocca la sensibilità dei più. Quando mi sono trasferito ad Isola mi sentivo felice perché era piena di bar. Ma per lo più bar del cazzo. Macchinette per il video poker, puzza di dita che hanno tenuto sigarette a bruciare il filtro, tazzine luride, sedie e tavolini di merda, completa assenza di quotidiani da rassegna stampa, corrieri della sera smembrati e comunque datati, cannoli regalati con il caffè, torrefazioni faziose e asburgiche, oscurità tipo repubblica di Weimar, hipsteraggio a nastro che quando si siedono hanno i risvoltini che salgono fino al ginocchio che pare sia straripato l’Arno, e devi stare attento a non venire accecato dalle punte cerate dei loro baffetti, e poi a me le donne coi baffi non mi sono mai piaciute, gli uomini invece sono splendidi manichini della ovs, come cazzo fanno?
Visto il quadro generale ormai quasi due anni fa, proprio sotto il mio balcone alzava la cler un bar ristorante bistrot che godeva di ottimi tavolini all’aperto. Come fanno i gatti ho deciso di avvicinarmi lentamente e circospetto.
Per prima cosa ho iniziato a pisciare nell’albero di fronte l’ingresso, giusto per non attirare l’attenzione. Qualche pisciatina dopo decido di entrare, e scopro esserci un divano super comodo in cuoio da cui non ho staccato il mio adorabile culo per anni. Adesso c’è una targa che indica il punto esatto dove hanno poggiato le mie chiappe, ripeto, adorabili.
Chiara è una bella bionda che potrebbe essere Mirandolina di Goldoni, sorriso meraviglioso, discrezione, allegria sincera, serietà e tanti altri complimenti che mi porteranno ad avere un sacco di colazioni gratis. Per quale motivo starei qui a scrivere recensioni? Che foodblogger sarei… cazzo! Chiara è la padrona!
È l’anima del luogo. Mi affeziono. Ad oggi è ancora una delle poche persone a cui rispondo al telefono quando mi chiama.
In questi anni ha assecondato ogni mio capriccio possibile ed immaginabile. Ci facevo colazione e pranzo.
Cornetto al pistacchio, caffè, bicchiere d’acqua frizzante con fetta di limone o bergamotto.
Poi inebetito sul divano, tra un 2000 caffè e altrettante sigarette, fumate rigorosamente fuori, aspettavo il pranzo dove mangiavo un ottimo club sandwich.
Dopo qualche mese hanno deciso di aprire pure a cena. Mi vanto di aver suggerito lo chef. Mi vanto che lo abbiano preso.
Mi vanto che sia ancora lì. Luca Leone Zampa, perché tutti i migliori chef di Isola si chiamano Luca, per legge.
Luca aiutato nei primi tempi da Francesco, il fratello di Chiara ha portato a Milano una forma di cucina bistrot che può invidiarcela solo la Francia, anche lo Zimbabwe.
Dalle mani di Luca ho mangiato il galletto in mattonella, il Tofu mantecato coi granchi, dei primi spettacolari e un dolce che mi piace ricordare con il nome che ho creato per lui: “Come farsi una pera”.
Pera senapata con biscotto al cacao e gorgonzola.
Scusate, mi è diventato duro. Ma non ditelo a Luca, potrebbe pensare male.

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