CASA RAMEN SUPER

CASA RAMEN SUPER

400 567 CUOCHI MA BUONI
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CASA RAMEN SUPER – VIA UGO BASSI, 26 – 20159 MILANO

Io quando vado da Casa Ramen Super mi sento come uno dei personaggi della Città Incantata di Miyazaki.
Potrei trasformarmi in un essere magico e mostruoso. Un porco archetipico e feroce.
L’ho provato appena aperto. Ho provato quasi l’intero menù. L’ho provato il sabato a pranzo. Lo provo sempre di sabato a pranzo perché la sera lavoro. Faccio lo stesso lavoro di Luca, lo chef. Mi chiamo come Luca, lo chef. Sono tatuato come Luca, lo chef. Ma lui forse è più bello. Su questo sospendo il giudizio. Però posso vederlo lavorare, perché la cucina è un cunicolo aperto alla vista. Il confronto tra la mia energia e la sua è naturale. Luca è decisamente rilassato e concentrato. Lavora sul dettaglio pinzettando ogni singolo ingrediente. Ogni movimento è un gesto sacro.
Piatto dopo piatto si svolge la matassa del senso e della struttura. Così i suoi collaboratori. Io sono sempre e decisamente più bestiale. E va bene così.

A Milano oggi tutti fanno il Ramen. Anche i locali che fanno solo cazzi al forno dichiarano di fare Ramen. Il Ramen va di moda. Quindi vaffanculo il Ramen per certi versi. Luca aveva ed ha già il miglior ristorante di Ramen in città. Adesso che ne ha aperto un altro, ha deciso di rivisitare la cucina giapponese con idee confortanti, giuste, equilibrate. Ho mangiato bene, posso dirlo.
Unico difetto è che non ha il tocco di un terrone.

Che diavolo ho mangiato? Ho fatto il Brunch! Ah ah! io odio il Brunch. Ma questo è un Brunch che non ha un cazzo a che vedere con i soliti Brunch. Appena arrivato mi hanno fatto accomodare al banco con vista cucina acquario. Ma, porca puttana, stavo morendo di freddo. Ero sotto il bocchettone dell’aria condizionata. Io sulle temperature non faccio testo. Porto il giubbotto di pelle fino ad agosto inoltrato. Lavoro in cucina a 60 gradi costanti. Sono sballato come un termometro ficcato nel culo di un elefante con la febbre a 40.
Quindi lo faccio presente a tutta la sala (i camerieri, intendo). Il ragazzo con la barba è simpatico e mi risponde a tono cercando una soluzione. Avrà pensato al solito figlio di puttana rompicoglioni. Come dargli torto. mi offenderei del contrario. Di me non si può certo dire bene. La grande cortesia del ragazzo si è manifestata offrendomi un tavolino fuori dalla linea di tiro della refrigerazione. Ho apprezzato. Questa è professionalità. Saper leggere la persona che hai davanti. La semplice gentilezza non basta. La semplice gentilezza scassa la minchia. Io  voglio il saper fare. Questo ragazzo ci sa fare. Bravo! 10 e lode.
Poi c’è anche la ragazza. Le chiedo il miglior lambrusco della casa. Se in carta hai un lambrusco vuol dire che dai molta fiducia a quel vino. La ragazza mi chiede se voglio assaggiare  il vino. Io le chiedo se vuole assaggiarlo lei. Dopo di che non vedo più niente. Mi risveglio in una pozza di sangue con la testa fracassata e completamente coperto di vino. No aspetta! questo è successo in un altro posto. La ragazza mi versa il vino, il colore ciliegia è meraviglioso.
La schiuma non è invadente. Il tannino si rivela poco astringente.
Mi piace. Mi piace. Mi piace cosi tanto che in due c’è la scoliamo. La mia ospite dovrà fare il ritratto di me che mangio il Ramen. Sai che culo. Comunque ordino sapendo cosa voglio.

1) Super insalata orientale. Io amo le insalate. Queste tenerezze sotto forma di verdure orientali, primizie tostate, tofu fresco, rafano. Sì. Buona. Cazzo. Buona. Temperatura e croccantezze perfette. Sticazzi, penso. Le insalate sono uno dei piatti più difficili da comporre.

2) Katsusando: Il sandwich delle meraviglie. Da mangiare fino a morire. Cotoletta di vitello con pan panko, agro e pane bianco tagliato veramente alto per sentirne tutta la morbidezza all’affondo del dente. La marezzatura del vitello è giusta. La carne morbida e saporita. Alta. Un bel grasso. Adoro il grasso nella carne. Se penso alle signore che si fanno togliere il grasso dal prosciutto mi girano veramente  i coglioni.

3) Lo chef ci omaggia del Domburi. Fresco intermezzo all’insegna della trota. Tuorlo e barbabietola. Riapre lo stomaco. Lo stomaco aspetta il seguente:

4) QFC, quaglia fritta, cavolo cinese e  cipollotto. Posso solo dire… Ciao.

5) Chiudo con un Ramen con brodo di pollo ficato. Cosa significa? Significa che il pollo mangia  solo fichi. Qui scatta la discussione sulla densità del brodo e sulla limpidezza. I brodi della cucina europea sono sempre strafiltrati e limpidi. Che spreco e che spettacolo. Sono tecniche differenti. La pasta del Ramen si lega ad un brodo non filtrato come può legarsi la panna ad un tortellino bolognese. Mi piace. Lo capisco. Non mi sento scemo. Evviva.

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